Sicurezza sul lavoro: cosa sono i DPI e perché possono salvarti la vita

Cosa sono i DPI?

DPI è l’acronimo di ‘Dispositivo di Protezione Individuale’ e indica, come previsto dall’art. 74 del Dlgs 81/2008 e salvo alcune specifiche contenute nello stesso articolo, qualsiasi attrezzatura destinata a essere indossata dal lavoratore allo scopo di proteggerlo dai rischi che possano minarne la sicurezza o la salute durante il lavoro. Sono suddivisi in tre categorie a seconda del livello di rischio per il quale sono utilizzati. Devono necessariamente recare la marcatura CE.

Il datore di lavoro ha dei doveri in materia di DPI?

Certamente sì. Nella fattispecie è l’art. 77 dello stesso Dlsg 81/2008 a stabilire gli obblighi del datore di lavoro. Egli deve assicurare al lavoratore una formazione adeguata e, se necessario, organizzare uno specifico addestramento per fargli apprendere l’utilizzo corretto e pratico dei dispositivi di protezione. Molto importante, poi, è il punto 5 del medesimo articolo, riferito ai DPI di terza categoria.

Quali sono le peculiarità dei DPI di terza categoria?

Innanzitutto i DPI di terza categoria, insieme con i dispositivi di protezione dell’udito come, ad esempio, i tappi, gli archetti e le cuffie antirumore, sono gli unici per i quali l’addestramento è indispensabile. Il Dlgs 475/1992, cui fa riferimento il Dlgs 81/2008, precisa che i DPI di terza categoria sono dispositivi di progettazione complessa destinati a salvaguardare da rischi di morte o di lesioni gravi e permanenti.

E quali sono considerati, nello specifico, DPI di terza categoria?

Ancora il DLgs 475/1992 individua i DPI di terza categoria negli apparecchi di protezione respiratoria filtranti contro gli areosol liquidi e solidi e contro i gas irritanti, pericolosi, tossici e radiotossici. Nondimeno, li individua negli apparecchi di protezione isolanti, compresi quelli destinati all’immersione subacquea, e in quelli che assicurano una protezione limitata nel tempo contro le aggressioni chimiche e le radiazioni ionizzanti.

Sono DPI di terza categoria anche quelli utilizzati in ambienti che abbiano una temperatura d’aria non superiore a -50 gradi centigradi e temperatura d’aria non inferiore a 100 gradi centigradi, con o senza radiazioni infrarosse, fiamme o materiali in fusione. Altri strumenti del genere sono i DPI atti a salvaguardare dai rischi connessi ad attività in cui il lavoratore si trovi esposto a tensioni elettriche pericolose e i DPI che, in ogni caso, sono utilizzati come isolanti per alte tensioni elettriche. Sono DPI di terza categoria, infine, quelli destinati a salvaguardare da cadute dall’alto e anche i caschi e le visiere per motociclisti.

Vediamo insieme alcuni esempi di DPI di terza categoria legati al rischio caduta

Per quanto riguarda qualsiasi operazione in quota abbiamo, ad esempio, un’ampia scelta di imbracature. Si va dalle classiche di posizionamento e anticaduta fino alle più evolute per accesso su corda e arboricoltura. Esistono, inoltre, gli assorbitori di energia, ovvero DPI di lunghezze variabili in grado di assorbire e limitare l’impatto col vuoto. E ancora: cordini e sistemi di posizionamento, dispositivi di ancoraggio, connettori, corde. Altrettanto importanti, poi, si rivelano essere gli attrezzi per la salita e la discesa. Si tratta di dispositivi meccanici che spaziano dai discensori agli attrezzi di risalita, passando per treppiedi, dispositivi anticaduta retrattili, maniglie bloccanti e carrucole.

In caso di infortunio, poi, esistono gli attrezzi da soccorso. Consistono in specifici kit grazie ai quali un operatore può calarsi in piena libertà per soccorrere un collega. Ne può permettere l’aggancio, il sollevamento e la calata fino a terra. A tal proposito può essere necessaria la barella sked. Verricellabile anche in verticale, permette il recupero dell’infortunato dagli spazi confinati senza creare situazioni di ulteriore rischio per la scorretta posizionamento dell’operatore.